Un sacchetto di plastica è per sempre. Con questa semplice frase hanno cercato gli ambientalisti nel corso degli anni di far sensibilizzare le grandi multinazionali produttrici di plastica affinché cercassero di diminuire la quantità prodotta o di migliorarla.
Lo scopo era quello di tentare di realizzare un prodotto che fosse più facilmente smaltibile dall’ecosistema, garantendogli così allo stesso tempo un minor impatto sulla natura.
Con il termine sacchetto di plastica o borsa della spesa, si intende nello specifico quella sorta di recipiente costituito da un particolare imballaggio formato da polietilene.
Si tratta in pratica di un semplice sacchetto flessibile, leggero ed impermeabile all’acqua che risulta però non essere in grado di tenere dentro un peso troppo elevato a differenza di altri imballaggi come ad esempio le scatole di cartone considerate molto più resistenti.
L’invenzione delle ormai note buste di plastica si deve allo svedese Sten Gustaf Thulin che intorno al 1960 riesce a far brevettare la sua nuova ed innovativa idea.
Da quel momento in poi questi sacchetti, vista la loro enorme praticità, riuscirono ad entrare nella case di tutto il mondo e nel 1980 ad essere disponibili in tutti i supermercati.
Andando così infatti facilmente a rimpiazzare i classici sacchetti di carta, considerati meno utili e resistenti.
Tutte queste nuove scoperte sono state rese possibili anche grazie all’industria della chimica che ha contributo a creare e perfezionare delle speciali pellicole in plastica.
Si tratta nello specifico del cosiddetto polietilene, materiale solido e trasparente che funge da imballaggio.
Riesce infatti a proteggere qualunque cosa e viene utilizzato non solo per fare sacchetti di plastica ma anche come isolante nei cavi elettrici o nelle tubazioni.
Ma i classici sacchetti per la spesa non presentano però solo vantaggi in quanto, alcune particolari scoperte degli ultimi anni hanno convenuto che questi recipienti siano i prodotti più dannosi per l’intero ecosistema.
La loro sfortuna infatti deriva dal fatto che riescono a restare indenni a qualsiasi agente atmosferico e per questo riescono a sopravvivere per lunghissimi anni.
Finiscono, purtroppo anche nei fiumi o nei mari dove vengono inghiottiti dai pesci che credendo di mangiare del normale cibo finiscono per rimanere soffocati o intrappolati dal sacchetto stesso.
Un dato significato giunge anche dalle ricerche effettuate da degli studiosi che hanno evidenziato l’eccessivo uso di questo recipiente in plastica, infatti solo negli Stati Uniti il suo utilizzo nel 2009 si aggirava intorno ai dieci miliardi.
Così, per salvare la vita non solo agli animali ma anche a tutto l’ambiente circostante, in Italia nel 2011, insieme alle direttive europee, si è provveduto ad attuare una speciale legge che non prevede più la distribuzione nei supermercati di sacchetti per la spesa in plastica.
Gli unici sacchi ammessi sono quelli biodegradabili o compostabili cioè in grado di essere facilmente degradabili insieme ai rifiuti organici e se si richiede questa nuova borsetta l’intero costo è a carico del consumatore.
Queste speciali ed innovative borsette sono composte principalmente da farina o amido di mais che una volta smaltite sono facilmente riutilizzabile infatti tornano ad essere utili come concime nei campi per l’agricoltura.
Il massimo vantaggio che essi sono in grado di offrire è proprio il fatto di essere facilmente riciclati e quindi riutilizzati tornando a essere di nuovo dei veri e propri sacchetti oppure appunto possono essere impiegati attivamente nei vari terreni.
Ma purtroppo altri studi molto più recenti hanno provato che non tutti i sacchetti anche se biodegradabili riescono a dissolversi nell’ambiente.
Occorreranno quindi probabilmente altre innovazioni per giungere davvero e si spera in definitiva al sacchetto di plastica che non inquina.

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